COS’E’ IL VISTO DI CONFORMITA’?

Il visto di conformità è stato introdotto nella normativa tributaria italiana dal decreto legislativo n. 241/1997 e rappresenta uno degli strumenti di controllo previsti al fine di evitare errori e frodi in materia fiscale. Tramite il visto, il professionista attesta sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta. In particolare, il professionista dovrà verificare tutta la documentazione fornita e valutare la presenza di tutti quei documenti che permettono l’accesso alla detrazione.

Con il Decreto Antifrodi 157/2021 è “caccia” al commercialista che abbia le competenze per gestire la pratica ed apporre il visto di conformità, consentendo agli interessati, ad esempio, di cedere il credito derivante da lavori di ristrutturazione. Attenzione però, si parla di “caccia” al commercialista per diversi motivi. Infatti si tratta di un’attività, che seppur formale e non di merito, prevede la disamina di alcuni documenti redatti da tecnici come geometri, ingegneri ed architetti, lontani dalle scritture che di solito verifica.

CHI PUO’ RILASCIARLO?

Il visto può essere rilasciato dai soggetti indicati alle lettere a) e b) del comma 3 dell’articolo 3 del regolamento recante modalità per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’imposta regionale sulle attività produttive e all’imposta sul valore aggiunto di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322. In particolare può essere rilasciato dai dottori commercialisti.

IN COSA CONSISTE?

Il rilascio del visto di conformità richiede particolare attenzione e un esame dettagliato della documentazione prodotta dal contribuente, affinché siano rispettati gli adempimenti previsti dall’articolo 119. Il visto, quindi, consiste nell’esame e verifica della completezza della documentazione e titolarità del diritto di detrazione. Il provvedimento, Agenzia delle entrate, prot. n° 149646 del 2 novembre 2011, individua la documentazione da conservare ai fini della detrazione per lavori di ristrutturazione:

  • documentazione attestante la proprietà o disponibilità dell’immobile
  • certificato catastale dell’immobile oggetto di intervento o domanda di accatastamento
  • abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia
  • comunicazioni, relazioni tecniche e asseverazioni preventive all’avvio dei lavori
  • attestato di prestazione energetica (ape) ante intervento
  • atto di cessione dell’immobile
  • fatture e altri documenti di spesa
  • bonifici bancari o postali
  • dichiarazione sostitutiva attestante il rispetto del limite massimo di spesa ammissibile
  • dichiarazione sostitutiva attestante la presenza o meno di altri contributi riferiti agli stessi lavori o che le spese agevolate sono state calcolate al netto di tali eventuali altri contributi
  • dichiarazione sostitutiva attestante che l’immobile oggetto di intervento non è utilizzato nell’ambito di attività d’impresa o professionale
  • dichiarazione sostitutiva attestante la presenza di reddito imponibile
  • dichiarazione sostitutiva attestante che gli interventi consistano/non consistano nella mera prosecuzione di interventi iniziati in anni precedenti
  • dichiarazione sostitutiva attestante che non si è beneficiato del superbonus per gli interventi di efficienza energetica su un numero superiore a due unità immobiliari
  • documentazione specifica su parti comuni
  • per gli interventi di efficienza energetica, ricevuta di trasmissione all’enea della scheda descrittiva (modelli c e d – decreto “requisiti – ecobonus”)
  • attestato di prestazione energetica (ape) post intervento
  • asseverazione dei requisiti tecnici e attestazione della congruità delle spese sostenute con ricevuta di trasmissione all’enea (ecobonus)
  • asseverazione dei requisiti tecnici e attestazione della congruità delle spese sostenute con ricevuta di presentazione allo sportello unico (sismabonus)
  • polizza rc del tecnico sottoscrittore
  • consenso alla cessione del credito o sconto in fattura da parte del cessionario/fornitore

QUANTO COSTA?

Spesso sono le grandi società di consulenza, come EY, Deloitte, Cherry, incaricate dalle banche ad apporre il visto, il cui costo è incluso nella percentuale trattenuta dall’Istituto stesso. Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti e degli Esperti Contabili all’interno della circolare del 19 aprile 2021, ha ritenuto ragionevole un compenso compreso tra l’1% ed il 3% del bonus attestato. Il Consiglio continua sostenendo che è possibile giustificare agevolmente compensi fino al 2%, mentre richiedono un’accurata motivazione i compensi superiori a tale percentuale. In generale si può dire che sulle somme più alte, ovvero sopra i 100.000 €, un visto potrebbe costare tra 1 e 2% della cifra attestata. Sotto i 100.000 €, la percentuale è compresa tra 2,5 e 1,5%. Il problema nasce sulle cifre più basse, dai 30.000 € in giù. In questi casi, il professionista chiede una parcella fissa, che oscilla tra i 200 € e i 500 €.

Lo Studio Del Rosso è abilitato al rilascio del visto e collabora con primarie aziende di costruzioni e General contractor nella gestione dell’intera procedura. Lo Studio ha realizzato il Visto Toolkit.

CONTATTI

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